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Enrico Mirani, Giornale di Brescia

di Gian Antonio Stella

Enrico Mirani, Giornale di Brescia

di Enrico Mirani
(Giornale di Brescia )

Dagli al negro, al culattone, all’ebreo, allo zingaro, al barbaro, ma anche al terrone, al cinese, al boscimano, all’azero, all’ottentotto, allo uiguro… Insomma, dagli all’altro: perché (il colore della pelle, l’odore, la provenienza, la religione, la cultura, i costumi, le abitudini, l’aspetto e chissà che altro) c‘è sempre una ragione per ritenerlo inferiore a noi. Un qualcosa che ce lo rende fastidioso. Il razzismo è costantemente in agguato: è un pericolo che ci alberga dentro, latente, che può esplodere. E la sua vittima potrebbe essere un popolo lontano come il concittadino di un altro quartiere. In bilico fra il ridicolo e il mostruoso, il razzismo colpisce il “diverso”: e visto che tutti siamo differenti dal prossimo…

“Negri froci giudei & Co.” è il titolo provocatorio del nuovo saggio di Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, autore di libri denuncia come “La Casta” (con Sergio Rizzo) e “L’orda”. Un volume – al solito – documentatissimo, un’antologia (ironica, caustica, tragica, che lascia senza parole) di tutti gli odi, i pregiudizi, i razzismi che dall’antichità ai giorni nostri hanno avvelenato la terra. Un elenco purtroppo lunghissimo: con dei paradossi, tipo razzisti (ad esempio i boeri in Sudafrica fra Otto e Novecento) a loro volta discriminati (dagli inglesi che li sterminarono). E siccome nessuno è immune, la casistica riguarda tutti i popoli: in Africa ci sono fior di tribù nere razziste nei confronti di altri neri.

Gian Antonio Stella non fa sconti, non nasconde nulla. Sfata il frusto mito degli italiani brava gente (e pensare che pochi popoli europei sono stati bersagliati all’estero come il nostro…). Nel passato, ma anche ai giorni nostri. Perché basta leggere i giornali, sentire certi discorsi in tv o nelle piazze, consultare siti internet, ascoltare i discorsi nei bar per intuire immediatamente che aria tira nel nostro Paese. Bisogna fare attenzione a minimizzare, ammonisce Gian Antonio Stella: altre volte nella storia ridicolaggini sono diventate mostruosità razziste, che hanno giustificato massacri o discriminazioni.

L’origine della questione è sempre una: ritenere noi stessi (il nostro gruppo, la nostra religione, razza…) l’ombelico del mondo. E giù l’odio verso gli altri. Per i diversi: siano zingari o mendicanti, disabili o immigrati, omosessuali oppure ebrei, senza casta o religione… Centinaia di tragedie note, meno note, sconosciute – dimostra l’autore del libro – si sono consumate e ancora si consumano ovunque in nome del razzismo. Nelle pagine, implacabili e sconcertanti, scorrono gli esempi dell’idiozia umana, dell’autolesionismo della nostra specie. Stella, nelle pagine finali, presenta anche uno “stupidario dei fanatici”: brani di scritti farneticanti, che però supportarono discriminazioni, lutti e dolori.

Invece la dignità di ogni essere umano è sacra e va rispettata. La pratica di questo principio è un esercizio quotidiano, tanto faticoso quanto essenziale: perché ogni giorno, ciascuno di noi, può cadere nella trappola del razzismo. Vigilare innanzitutto su noi stessi è la premessa affinché il ridicolo non si trasformi in mostruoso.

Enrico Mirani

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