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la Venere ottentotta

di Gian Antonio Stella

la Venere ottentotta

Che brutta scimmia, la Venere ottentotta!

I suoi movimenti avevano qualcosa di brusco e capriccioso che ricordava quelli delle scimmie. Soprattutto aveva un modo di sporgere le labbra che assomigliava in tutto e per tutto a quello che abbiamo avuto modo di osservare nell’orangotango. (…) Il tratto più sgradevole della nostra Boscimana era la sua fisionomia: il suo viso richiamava in parte quello del negro, per via della mascella sporgente, dell’obliquità degli incisivi, delle labbra grosse, del mento corto e sfuggente; in parte quello del Mongolo, a causa degli zigomi enormi, dell’appiattimento della base del naso e nelle zone attigue della fronte e delle arcate sopraccigliari, del taglio sottile degli occhi. (…) Il suo orecchio richiamava quello di molte scimmie per via delle sue piccole dimensioni, della delicatezza del tratto e per il fatto che la parte posteriore del bordo esterno era quasi inesistente. (Le sue natiche) esse assomigliano in modo sorprendente alle escrescenze che spuntano sulle femmine dei mandrilli, dei papiou (scimmia non identificata: il nome è decaduto), ecc., e che in certe fasi della loro vita si sviluppano in modo mostruoso. (…) Tutti questi caratteri, sebbene in maniera quasi impercettibile, accomunano le negre e le Boscimane alle femmine delle scimmie».

(Georges Cuvier, «Extrait d’observations faites sur le cadavre d’une femme connue à Paris et à Londres sous le nome de Vénus Hottentotte», in Cuvier et al., Discours sur les révolutions du globe, 1864.)

Lo studio fu scritto dopo l’esame del corpo di Saartjie Baartman, una giovane schiava di etnia khoi, conosciuta come «la Venere ottentotta», portata a Londra nel 1810, fatta girare come un animale da circo e costretta a entrare e uscire da una gabbia dimenando nuda davanti al pubblico il sedere particolarmente sporgente. Recuperato da Cuvier, il cadavere della poveretta, morta probabilmente di sifilide e di polmonite dopo essere stata spinta a prostituirsi una volta abbandonata a Parigi, fu vivisezionato. Il cervello e la vagina che presentava una specie di «velo del pudore», vennero esposti fino al 1974, per circa un secolo e mezzo al Musée de l’Homme di Parigi. La definizione di «boscimano» viene dall’inglese «bush man»: uomo delle selve. Oggi i resti di Saartjie, di cui si ignora il nome originario, riposano in Sudafrica dove, per iniziativa di Nelson Mandela, sono stati sepolti l’8 marzo, giorno della festa della donna.